Ancora una donna uccisa, una giovane di 27 anni, Leila Zeirai. E ci sono state altre due vittime nel corso degli scontri nelle città iraniane, una a Teheran e l’ultima a Shiraz. Si tratta probabilmente di un bilancio provvisorio, ma già assai eloquente. E’ tragico infatti che siano sempre più donne a venire trucidate dal regime. Sono loro il bersaglio più odiato, più esposto. Il regime non tollera la straordinaria e drammatica evoluzione della società femminile dell’Iran e sembra sia terrorizzato da tale evento. Quindi, uccide sempre più donne e forse sarà proprio questa sua barbarie incontenibile contro le donne che determinerà la sua disfatta.
Non a caso è stato consumata ieri nella piazza Azadi della capitale, dove la retorica del regime ha celebrato l’anniversario della rivoluzione khomeinista, la disfatta di un altro pezzo del potere di Khamenei-Ahmadinejad. I due avrebbero voluto una dimostrazione plateale della propria capacità di controllo del paese per poter dire al mondo che l’opposizione è in ginocchio, ma sono rimasti rabbiosamente delusi. La capitale, come quasi la totalità degli altri centri, ha reagito nonostante gli arresti preventivi e malgrado la messa in moto della macchina repressiva. Ciò che resta della celebrazione dell’11 febbraio 2010 non sarà certo il raduno ufficiale, ma la morte di Leila, le immagini di Khamenei e di Khomeini strappate, il grido di “morte alla dittatura”.
Vale la pena tuttavia riflettere su alcune parole dette da Ahmadinejad dal palco della piazza. Ha vantato di poter arricchire l’uranio al 20 per cento, ha minacciato Israele, ha attaccato Obama e ha promesso di annientare chi si azzarda a fare guerra all’Iran. E dalla piazza qualcuno ha gridato qualche slogan anche contro la Russia e ciò ha dimostrato la gravità della crisi dei rapporti tra Mosca e Teheran da quando i russi si sono allineati con gli occidentali sulle sanzioni contro l’Iran. Ahmadinejad ha ribadito la tesi del complotto e dell’accerchiamento (ne fa parte ora anche l’Italia), ma il suo appello all’orgoglio nazionalistico è rimasto sterile. Perché era evidente che chi accerchia il regime è soprattutto il movimento di protesta, anziché il nemico esterno. I passi del discorso meno riportati dalle agenzie riguardavano invece l’enfasi sull’unità del popolo a trentun’anni della rivoluzione. La Tv di Stato ha trasmesso l’immagine di Ahmadinejad che, dopo aver elogiato l’unità del popolo, si è messo a sedere sorridente. Poco dopo qualcuno gli ha detto qualcosa all’orecchio e il sorriso è sparito dal suo volto. Chissà, forse lo informavano che il popolo non è affatto unito e che sta protestando a pochi passi dal palco di Piazza Azadi.
